Oggi mi è andata di lusso: mi sono recato dal medico, ore 14.15, nel giusto anticipo per non dover attendere dieci interminabili visite prima di me. Infatti ero secondo. Sono riuscito ad entrare alle 16.30. E' andata bene. C'erano anche riviste più nuove del solito, alcune datavano addirittura a novembre. Non del 2006, del 2007! Comunque mi ero premunito, e facendomi scambiare per un informatore medico, con tutto il seguito di pensieri non detti che in sala d'attesa fanno pesare l'aria, nella mia valigetta ci avevo messo il Dottor Faustus.
«Essi vivono immersi in un mondo che si continua senza determinazioni, dove l'uomo non si distingue dal suo sole, dalla sua bestia, dalla sua malaria: dove non possono esistere la felicità, vagheggiata dai letterati paganeggianti, né la speranza, che sono pur sempre dei sentimenti individuali, ma la cupa passività di una natura dolorosa. Ma in essi è vivo il senso umano di un comune destino, e di una comune accettazione. E' un senso, non un atto di coscienza, non si esprime in discorsi o in parole, ma si porta con sé tutti i momenti, in tutti i gesti della vita, in tutti i giorni uguali che si stendono su questi deserti»
e aveva a che fare con un dialogo avuto ieri sera.Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita
[Sandro Penna]
Sì, lavoro in biblioteca e ogni tanto ho il dovere di far vedere che so leggere. Ecco il perché delle citazioni.

Credo che buona parte del segreto della vita sia racchiuso nelle urla di Wilson Pickett alla fine di Hey Jude.
Proprio così.
Tra l'altro, approfitto per fare gli auguri a Edoardo Sanguineti (noto sosia di Ron Wood), che domenica ha affermato di preferire i Rolling Stones ai Beatles. Gli ultimi gli paiono dei "Lordetti".
Una cosa è certa: il repertorio dei Beatles è stato reinterpretato in tutte le salse, un po' come le partiture di Bach, che funzionano anche se suonate scorreggiando, mentre se ai Rolling Stones togliamo le scatarrate di Keith "Gruccia" Richards la cosa sta già meno in piedi.
Ricordate qualche cover degli Stones diventata un successo? A me non me ne viene in mente nessuna... Forse Satisfaction fatta da Otis Redding.
"La poesia per me è sempre una provocazione, che cerca qualche solidarietà in chi legge. E' una forma di comunicazione di sensazioni, di idee e sentimenti, quasi immediata, così come avviene per la sua scrittura (rispetto all'affrontare, per esempio, una costruzione narrativa complessa). E' anche il motivo per cui, in un paese alfabetizzato, quasi tutti, almeno da giovani, scrivono poesie, Il guaio è che la maggioranza scrive, ma non legge e così la produzione media è sostanzialmente sottoculturale, confonde il poetico con la poesia. Ma è anche vero, per fare un esempio facile, che di Luciano Berio o di Rolling Stones non ne nascono tutti i giorni".
[Edoardo Sanguineti a Paolo Petroni, 12 Settembre 2003]
«Come fabbricare una statuetta conferendole una natura femminile... LA LISTA DEGLI INGREDIENTI: un briciolo di civetteria... un cucchiaione di partito preso... tre lacrime di coccodrillo... un cervello di gallina... un po' di polvere di lingua di vipera... un carato di bricconeria, un pugno di collera... un po' di tessuto di menzogna, naturalmente ricamato... un pizzichino di gola... un quartino di malafede... un altro di incoscienza... un tocco di orgoglio... un quartino di invidia... una manciata di sensibilità... un pizzico di sciocchineria... uno di astuzia...*»

* LA RESPONSABILITA' DI QUESTO TESTO E' SOLO ED ESCLUSIVAMENTE DELL'AUTORE DEL LIBRO "MAGICAE FORMULAE", EDIZIONI BELZEBU'
[Peyo, "La puffetta", in I puffi - Nel blu dipinto di blu]
Affermo che una buona parte dei Fleurs du mal sarebbe dovuta essere intitolata alla domenica pomeriggio. Ciò che si intende con Spleen altro non è che il ciondolìo del giovane chiuso in casa a cercare invano di combinare qualcosa. Qualsiasi cosa.
Rien n’égale en longueur les boiteuses journées, / Quand sous les lourds flocons des neigeuses années / L’ennui, fruit de la morne incuriosité, / Prend les proportions de l’immortalité.
Nulla eguaglia in lunghezza quei giorni zoppicanti / in cui, sotto pesanti fiocchi di nevose annate, / la noia, frutto della triste indifferenza, / assume proporzioni d'immortalità [LXXVII. Spleen, da Spleen et Idèal]
Il signor Baudelaire ritratto da Gustave Courbet in una domenica pomeriggio del 1850
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