Beniamino era il sarto del paese. Un signor sarto. E teneva sempre curata la fioriera di fronte alla vetrina, anzi: alla serranda della vetrina, che chiudeva come una palpebra lo sguardo della bottega sul mondo esterno. Buttava in terra le stampelle da poliomelitico e seduto sui gradini con le gambe in disordine curava le rose e i geranei.
Il mondo esterno era solo una strada, e dall'altro lato, al fondo di un giardino abbandonato, una casetta costruita da nani e fate all'ombra di un ampio caco.
Ora non c'è più nulla, nemmeno la giacca di antilope di mio padre che Beniamino aveva rifoderato per me nell'estate dei miei diciassette anni, e che pareva nuova.

Mi piacerebbe venire a sapere, un giorno, che Beniamino il sarto come Benjamin Button ringiovanì, e per non veder scomparire il mondo davanti a sé, partì per il giro del mondo sulla sua vecchia 126 verde, e che sta ancora in giro, chi dice in Papuasia, chi a Timbuctu.
...attendo che io m'accorga che so respirare...
La Panda di Manya, schiacciata dal Passat grigio, sta sotto una livella, e perdo l'equilibrio un attimo.
In fondo, quel che ha sempre e solo contato, è scrivere.
...they wanted to hear that sound that you didn’t want to play. I don’t blame you.
Scrivere sui muri è una cosa che ho fatto solo nella mia stanza. E la mia stanza non è più la mia. Nemmeno quella dove dormo ora. Nemmeno quella dove sto scrivendo ora.
Le parole non stanno lì ad aspettarti, o a ricordarti qualcosa.
A quello piuttosto servono gli incroci. Perché le strade non sono estranee le une alle altre.

Vi capita mai di aver bisogno di scrivere?
Non saper cosa dire, ma aver voglia di dirlo.
Essere stanco e voler passare una serata a parlare, e aspettando la sera scrivere fogli e fogli.
Forse per averne riletti troppi.
Volerli scansare e sostituire con dei nuovi.
«Ho messo a stendere il doppio mento sul balcone e lavato via le rughe dalla faccia.
Bastava strofinare meglio con sapone e fantasia»
E l'estate prosegue, con il suoi profumi e le sue nostalgie.
Soprattutto non ascoltate "Farewell" di Guccini, se siete un po' più emotivi del solito.
E non ditelo alla Lia, che poi giustamente sareste pigliati per il culo.
A volte succede che il cuore si graffi, come le ginocchia del bambino che corre e scivola sulla ghiaia. Sì, credo che ci si possa sbucciare le ginocchia anche con qualche anno in più sulla schiena.
Non è che in sé faccia più male, è che la pelle è più vecchia. E il fisico non è più quello di una volta.
«Ho imparato silenzi invadenti riempire cassetti vuoti». Di questo non sono più troppo sicuro. Anzi, direi che una volta credevo alle persone, ora sono piuttosto sospettoso.
«If I swallow anything evil, put your finger down my throat». Ecco, piuttosto questo.
...Magro e livido, se ne stava seduto al buio, l'enorme testa tra le mani, pesante...
E dire com'era nato, figlio di Pasifae e di un toro sacrificale.
Un po' come tutti, combattuto tra la convivenza pacifica con sé stessi e con il prossimo, e l'istinto di fare «quello che hai appena fatto, ti ha fatto stare meglio».
Vado a mettermi l'acqua ossigenata sulle ginocchia.
Credo succeda a tutti, confermatemelo: quando con commozione vi capita di guardare un'intervista a De Andrè, una sua arguzia, un suo motto di spirito con quella voce calda, perentoria, grave ma illuminata, non vi viene voglia di accendervi una sigaretta?
Oggi mi è andata di lusso: mi sono recato dal medico, ore 14.15, nel giusto anticipo per non dover attendere dieci interminabili visite prima di me. Infatti ero secondo. Sono riuscito ad entrare alle 16.30. E' andata bene. C'erano anche riviste più nuove del solito, alcune datavano addirittura a novembre. Non del 2006, del 2007! Comunque mi ero premunito, e facendomi scambiare per un informatore medico, con tutto il seguito di pensieri non detti che in sala d'attesa fanno pesare l'aria, nella mia valigetta ci avevo messo il Dottor Faustus.
- Caro nipote, quello che hai suonato oggi non è frutto di un primo esercizio.
- Che cosa vuoi dire, zio Niko?
- Non fare il nesci! Tu fai della musica.
- Che parolona!
- La quale ha già dovuto piegarsi a indicare cose molto più sciocche. Cotesto passaggio dal fa maggiore al la maggiore era veramente raffinato. Ci trovi gusto?
[Thomas Mann, Dottor Faustus, cap. VII]
Insomma stavo sistemando alcune delle mie canzoni per renderle presentabili a nuovi musicanti. Si sa: nel disco rigido ci sta un mucchio di cose, figurarsi dei piccoli documenti .txt... E figurarsi in una cartella dedicata ai testi, più o meno provvisori e abbozzati...
Sapientemente ignorati per anni, stasera ho ceduto alla tentazione, e quei fogli sono stati aperti.
Condivido con voi i titoli migliori, sperando di regalarvi qualche minuto di sana ilarità:
«Un bicchiere di ingenuità (Depressione Maggio)», «Canzone triste», «Spleen domenicale», e sul podio «Evitando platani».
Una tristezza irriproponibile.
La mia adolescenza si è protratta un po' più a lungo del normale. Alcuni versi, a onor del vero, non sono tanto tìneigeriali quanto Gozzaniani, e lì forse si salvano. Forse.
Comunque devo essere stato piuttosto scettico già quella volta, se non ricordavo la loro esistenza...
Visti i tempi voglio approfittare per regalarvi una chicca riemersa da questa serata, con tanto di citazione di Hemingway, scritta nel maggio 2001 durante la campagna elettorale più becera che la mia memoria politica ricordi. Sì: non ho una memoria politica tanto lunga. Lascio anche le indicazioni musicali, che fa figo.
Esegue il Prete Pilota:
Colpevole e giudice (PN - maggio 2001)
Synth solo
Un tempo camminavo a passo svelto
Sapevo dove non andare e là mi dirigevo
Ora vago lento mi guardo intorno
Senza nulla da cercare
In questo paese di pioggia e fango
Dove basta bere vino per essere filosofi
Un cane sporco per essere ribelli
E dieci numeri per non essere asociali
Synth e batteria
Chi era in giro in quel maggio elettorale
Ricorderà la colla sotto i piedi della gente
Quel frastuono insopportabile opprimente
Che lasciò solo ai sordi la libertà di votare
Questo cielo velato si fa sempre più gommoso
Nel tempo uniforme d'inizio millennio
Non so se apprezzare più il neo-terrorismo
O lo sciopero della fame di un radicale
Waltzer tutti, senza synth
Personalmente mi piace leggere il giornale
Ma tra un bisticcio politico
E un po' di tabacco preferisco il secondo
Che non può farmi male
Synth solo, entrano gli altri
Tutti, con il tempo iniziale, senza synth
Il vecchio liceo è un mondo a sé stante
Muse inquietanti marciano nell'atrio
Cultura post-atomica e zero informazione
Una Mtv in carne ed ossa, lobotomia di massa
Il pensiero non è che un disco, una giacca sdrucita
Un sogno antico svuotato, un po' di colore
Ho disgusto dei sessanta, della grande illusione
Non sputo sopra ai morti ma alla cieca venerazione
Ed io resto sempre più indisponente
Più pigro più zitto più indifferente
Non so più far musica né scegliere parole
Mi ubriaco in disparte, non faccio l'amore.
Synth solo
Colpevole e giudice, colpevole e basta
Di seminare odio in un vaso di incoerenza
Così impotente così buono a niente
Dove trovo il diritto di parlare?
Waltzer tutti, senza synth
Qui mi appello alla democrazia
Dove anche il più idiota ha spazio anche al telegiornale
Ci sarà posto anche per me che vago lento
Mi guardo intorno e mi sforzo ancora di cercare
Eh... beata gioventù...
«Perché Cristina Donà canta con la voce di Ivan Graziani?»
[Luca Bottura, Lateral del 15/01/08]
Ligabue canta "Niente paura" alla radio nazionale; sulla radio locale c'è un notiziario, ma credo sia lo stesso andato in onda ieri. In fondo anche l'ultima canzone di Ligabue è sempre la stessa da qualche anno. Come diceva proprio Bottura stamattina, a volte sembra di vivere il Giorno della Marmotta.
«se buoi, cavalli e leoni avessero le mani e potessero con queste disegnare... i cavalli disegnerebbero figure di dèi simili ai cavalli, e i buoi simili ai buoi».
[Senofane, Dileggi, VI-V sec a.C.]
Mi fa un po' tristezza la polemica che divampa in questi giorni all'Università La Sapienza. L'impressione che ho è, analogamente a quanto avvenuto a Ratisbona un paio d'anni fa, che le parole di Benedetto XVI vengano estrapolate dal loro contesto con una facilità estrema, ad uso e consumo di questa o quella fazione.
Non so se sia l'oratore a scegliere terreni verbali estremamente minati e scivolosi, o i traduttori troppo sbrigativi, o siano i malevoli a carpire le reali intenzioni dei pensieri papali.
Comunque non ne posso più di preti, vescovi, cardinali in ogni discorso, attività, inaugurazione, festa, pensiero, consultazione, telegiornale, fiction, quotidiano.
Ho finito.
E' cominciato il nuovo anno e oggi è anche il compleanno della mia morosetta.
Potrei anche tornare a scrivere qualcosa, visto l'affetto dimostratomi dai fan. Soprattutto dalla MiniMu, che mi fa una testa quadra anche nella vita reale, per 'sta stanza sempre più vuota...
Senza fuochi artificiali, senza clamore, torno a buttar giù due righe.
Succede che uno si ammala e non mette il naso fuori dalla porta per una settimana. Cosa fa: legge, ascolta musica, guarda l'intera esalogia di Star Wars con la dolce metà che cuce il suo nuovo cappotto rosso.
Nei momenti in cui resta solo coi propri pensieri succede qualcosa, qualcosa che non può controllare: la radio trasmette una, due, tre, vecchie canzoni che non ricordava più, e che avevano accompagnato più volte le sue mani sul volante negli anni dell'incoscienza.
Anche ora mi gioca un tiro mancino e «un uomo di pezza invoca il suo sarto ... io non volevo svegliarla così... io non volevo svegliarla così».
Così nei miei 16 anni era AFN (American Forces Network - ebbene sì) a farmi socchiudere gli occhi sulle corde di Midnight Rider di Gregg Allman, Landslide dei Fleetwood Mac, Angel di Sarah McLachlan, e ancora della Steve Miller Band, di Crosby Stills & Nash, di Neil Young...
Ma negli anni dell'incoscienza non c'è più spazio per le praterie. Anche il grigio, anche il cemento armato va accarezzato. Anche la noia delle notti trascinate sotto i lampioni. E bisogna aver qualcosa di cui sorridere, o da urlare dietro i finestrini, con la compagna di viaggio che si è scelta l'auto quella sera.
Così «Su RadioNuovaMusica la buona musica non manca mai», la punkaglia che avevo scoperto da poco, che era e continua a essere Zanussi elettrodomestici, computers buttati ai bordi della strada e piani di calcestruzzo uno sopra l'altro, da trentacinque anni a questa parte.
Quasi adatti, cantavano. Rock 'n' Roll Robot. Ma anche Should I stay or should I go -E chi si decide?- E chi si ricorda Ti amo che strano? Ho scoperto oggi che era di una certa Francesca Chiara. Poi sbuca una Alive. E Song to the Siren cantata dai This Mortal Coil. All'una e trentacinque circa e Cara Valentina. Maledetto Grignani, quando finisce sta lagna? Girls dei Beastie Boys! Euridice di Vecchioni.. ecco: una lacrima bussa.
Se queste piccole radio saranno costrette a chiudere, noi perderemo un'emozione. Dedico alle radio questo post.
A come ti infila le canzoni nel cuore senza colpa, come le infilerebbe al tuo nemico.
A come ti può lasciare lì a ripensare a sere dimenticate solo per un ritornello che non ricordavi nemmeno più.
Solo la musica può aprirti questi buchi, e solo la radio te li apre senza chiedere.
Buon 2008 a tutti!
... e BUON COMPLEANNO STUBBORN!!
Vorrei aver finito l'università.
Non mi sta portando da nessuna parte. Anzi sta diventando un freno per i miei progetti.
Quando mi ero iscritto alla laurea specialistica sognavo una brillante carriera. Credevo di poter riuscire a continuare nell'ambiente universitario. Ma qualcosa è andato storto. Come pendolare non potevo pretendere di seguire tutto, e tanti corsi mi sono subito sembrati dei riempitivi. Eppure c'è da perderci tempo a preparare gli esami. Ho cominciato ad avere noia di tutto questo. Ho cominciato a stare più a casa che in città. I momenti più belli di università erano sempre stati quelli dell'osteria. E non era il gozzovigliare, non solo.
Poi ho trovato questo lavoro, tagliato su misura. E allora addio esami.
Me ne mancano due. Un calvario.
Il latte è versato, inutile piangerci sopra.
Ma ogni tanto ci sto male, e scusate se mi sfogo...
Oggi io e Stubborn si festeggia due anni di morosamento.
Questa è la notizia!
Viva l'amore!
ecco, in queste notti sui libri mi sale tutta la nostalgia per quella vecchia e sporca cucina al secondo piano, impregnata di fumo afoso. Le sedie impiallacciate si appiccicavano alle chiappe da subito, e lì ci stavi, pagina dopo pagina, sigaretta dopo sigaretta, caffè dopo caffè, fino a che gli occhi non si chiudevano e allora era meglio lasciare stare. Ultima sigaretta e a nanna.

La finestra aperta cambiava l'aria, facendo uscire un po' di fumo per portar dentro un po' di lampioni e odore di aperto. Aria fresca a giugno e luglio non se ne sentiva. Ma guardare fuori a volte dopo cento pagine sulle ceramiche altomedievali fa sembrare anche il viale delle puttane e il parcheggio di ghiaia fuori dal supermercato una boccata di sollievo.
Poi qualche canzone ancora... Signora Luna, che poi vado contento. Sprofondo sulla poltrona, dove si suda ancora di più, vecchia e spelacchiata com'è. Un goccio di succo d'arancia dal frigo. Ecco, senti che passa una macchina... l'umidità te ne porta il fruscio così vicino che pare quasi un venticello appena meno che tiepido, quasi refrigerante nel silenzio dell'asfalto attorno.
Ultima sigaretta e a nanna.