la mia stanza bianca

giovedì, settembre 24, 2009
in fondo al nome che dò ai momenti

Beniamino era il sarto del paese. Un signor sarto. E teneva sempre curata la fioriera di fronte alla vetrina, anzi: alla serranda della vetrina, che chiudeva come una palpebra lo sguardo della bottega sul mondo esterno. Buttava in terra le stampelle da poliomelitico e seduto sui gradini con le gambe in disordine curava le rose e i geranei.
Il mondo esterno era solo una strada, e dall'altro lato, al fondo di un giardino abbandonato, una casetta costruita da nani e fate all'ombra di un ampio caco.
Ora non c'è più nulla, nemmeno la giacca di antilope di mio padre che Beniamino aveva rifoderato per me nell'estate dei miei diciassette anni, e che pareva nuova.

Mi piacerebbe venire a sapere, un giorno, che Beniamino il sarto come Benjamin Button ringiovanì, e per non veder scomparire il mondo davanti a sé, partì per il giro del mondo sulla sua vecchia 126 verde, e che sta ancora in giro, chi dice in Papuasia, chi a Timbuctu.

 

Postato da: LoPadrone a 01:05 | link | commenti (2) |
filmini mentali

sabato, settembre 19, 2009
what'd I say?

Ho bruciato il caffè.
Capita spesso... la moka da uno mica gorgoglia come i mokettoni da tre. Così quando mi perdo a leggere, non me ne accorgo se non dieci minuti dopo, quando il rischio di fonditura del metallo si fa tangibile.
E non stavo nemmeno leggendo, stavo RI-leggendo. Sì: a volte questo passatempo riserva sorprese ancora più grandi che la lettura a prima vista.

Postato da: LoPadrone a 17:11 | link | commenti |
sciocchezze

lunedì, settembre 14, 2009
fuori orario

Cosa ci si può aspettare da un panino al formaggio alle 23.20?

Mal di stomaco, cos'altro?

It's hard enough to gain
Any traction in the rain

Postato da: LoPadrone a 00:30 | link | commenti |
sciocchezze

domenica, settembre 13, 2009
Spolverare #1

...attendo che io m'accorga che so respirare...
La Panda di Manya, schiacciata dal Passat grigio, sta sotto una livella, e perdo l'equilibrio un attimo.
In fondo, quel che ha sempre e solo contato, è scrivere.
...they wanted to hear that sound that you didn’t want to play. I don’t blame you.
Scrivere sui muri è una cosa che ho fatto solo nella mia stanza. E la mia stanza non è più la mia. Nemmeno quella dove dormo ora. Nemmeno quella dove sto scrivendo ora.
Le parole non stanno lì ad aspettarti, o a ricordarti qualcosa.
A quello piuttosto servono gli incroci. Perché le strade non sono estranee le une alle altre.

Postato da: LoPadrone a 01:40 | link | commenti |
filmini mentali

 

Eccomi

Utente: LoPadrone
autosigarettista, iperattivo a volte, spesso confuso

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