[Emilio Vedova, Oltre n. 4 (Ciclo I - 1985)]
Mai sono scivolato sulla superficie dei tuoi legni. Sempre precipitato nel fondo, ghermito da un lembo urlante di colore.
Niente da fare, uno non riesce a tirarsi fuori dalle coperte, sente già il cielo freddo che soffia dagli spifferi - e siamo solo in ottobre - e si crogiola in mille nostalgie adolescenziali. Arrivano come dei lampi. Sono una panchina, una fermata dell'autobus, lo scalpiccìo della ghiaia... e ancora l'odore pungente e umido delle 18.40, il pacchetto di Lucky Strike appena aperto, il groppo alla gola passeggiando in via Cossetti, tutto si scolora col tempo. E restano questi lampi come profumi improvvisi e brividi. E i diciassette anni, il malessere e la gioia. L'ottimismo e la solitudine. E poi una corriera a riportarci a casa.
E quel buio dietro i vetri ci cullava. Mentre cercavamo qualsiasi particolare in movimento, dentro, fuori, un indizio che ci desse un senso. Che alleviasse il peso.
L'angoscia sarebbe tornata l'indomani, all'entrata di scuola, nell'incrociare quegli occhi, forse. O usciti sulle scale antincendio a fumare, nascondendosi dietro un filo di fumo. E non vedere l'ora di tornare a camminare, attraversare ancora la mia città, lei senza segreti. Con i suoi angoli dove ripararsi, ognuno con la sua storia e il suo aneddoto. Sono una panchina, un negozio di dischi, un bar dove bere ciotole di vino dolce...
«Now the dogs are barking and the taxi cabs parking
A lot they can do for me
I begged you to stab me, you tore my shirt open
And I’m down on my knees tonight
Old Bushmills I staggered, you buried the dagger
In your silhouette window light»
Ora non c'è più.
[Mario Sironi, Paesaggio urbano, 1926.]
«Comincia quasi sempre in autunno la vita / nel profumo dei tetti abbandonati dal sole» scrivevo un anno fa. Questo cielo grigio sembra pesare tonnellate, a fumarci sotto. Ha lo stesso colore dei cantieri. Di tutte le anonime casette che mi stanno costruendo intorno fin da quando ero un bambino. Se per qualche anno si fermano, saranno solo piani in più al prossimo calcestruzzo. E così cielo e cemento si fondono in un unico, sordo, grigiore. E si impara a convivere con il vibrare profondo dei motori e delle betoniere.
Comunque, per ravvivare un po' la mia vita, ho deciso di impegnarmi un po' di più nei rapporti con l'estero. Diramerò quindi il seguente comunicato:
1) LoPadrone respinge ogni richiesta di sovranità da parte di chiunque nello spazio e nel corpo celeste o in ogni porzione di esso; respinge ogni limitazione del fondamentale diritto di LoPadrone di operare ed acquisire dati dallo spazio.
2) LoPadrone ha il diritto di passare e operare nello spazio senza interferenze. Qualsiasi interferenza nei sistemi spaziali sarà una violazione di questi diritti.
3) LoPadrone considera le possibilità spaziali - incluso il terreno, segmenti di spazio, la Morte Nera e l'Enterprise - vitali per i propri interessi personali.
4) LoPadrone si opporrà allo sviluppo di nuovi regimi legali o di altre restrizioni che mirino a proibire o limitare l'accesso o l'uso dello spazio a LoPadrone medesimo.
5) L'intero corpo dei Jedi è sciolto, e ne sarà proibita la riorganizzazione, l'apologia e l'esaltazione, nonché la riproduzione dei relativi simboli o qualsiasi comportamento il cui metodo sia di matrice Jedi.
Bè, insomma, stasera mi sono commosso guardando un telefilm che si chiama qualcosa tipo "I Cesaroni". C'era un liceale che s'innamora di una professoressa e poi tenta di scrivere una canzone e la scrive con l'aiuto di una tipa (la quale credo viva con lui, dato che era in pigiama) che palesemente dimostra sintomi di innamoramento nei suoi confronti.
Insomma così, scrivo canzoni anch'io e sono sensibile.
Poi cambio canale e c'è Dario Fo. Mi commuove anche lui,e la Dandini pure perché in seconda superiore avevo l'agenda Comix.
Che tuffo nell'adolescenza. C'era del Nero D'Avola in cantina, mi è andata bene.
Vado a fumare l'ultima.
ieri mi chiama mr. photos chiedendomi se poteva telefonarmi in diretta radiofonica per spiegare al pubblico qualcosa a proposito della mostra appena inaugurata al Mart di Rovereto, quella su Schiele, Kokoschka, Klimt e compagnia a briscola.
dai son timido, gli rispondo, poi non saprei cosa dire, non so nemmeno cosa è esposto. allora ci siamo accordati con quella che gli avrei spedito un testo da leggere durante la trasmissione.
solo che io poi mi prendo bene a scrivere e mi sbrodolo addosso...tipico...
gli mando il testo e un paio di brani dal Pierrot Lunaire di Schoenberg, così faceva atmosfera.
insomma è venuta fuori una comica... ascoltavo la radio da internet e mi rotolavo a terra dal ridere.. "l'amico dell'esperto" e gli speakers che tentavano di decifrare le cazzate che avevo scritto... mi sono vergognato parecchio, ma il risultato imprevisto aveva il sapore di genialata...
comunque le mostre del Mart di solito son carine, quindi ve la segnalo volentieri! anche perché così avete l'occasione di ammirare la Grande Berta di Rovereto. è sempre un bel vedere. e state attenti ad andare a bere tagli, che vi smazzuolano per un goccio di bianco qualsiasi con sopra scritto Traminer...
Stasera ho incontrato un riccio in giardino. Se ne conoscete, sapete che i ricci sono di poche parole. Aveva affondato il muso in uno dei frutti caduti dal mio Ginkgo. E lì se ne stava. Poi mi sono soffiato il naso, e allora credo di averlo disturbato, perché se ne è andato trotterellando dentro la guida del cancello.
Eccomi

autosigarettista, iperattivo a volte, spesso confuso
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