A volte vorresti scrivere e condividere le sensazioni che senti. Quelle che non fermi nelle vene. E poi il computer si blocca, immobile non reagisce più. E pensi che forse è meglio così, le parole che scorrono come un fiume dopo la pioggia stanno meglio in una canzone, sopra un pianoforte o nell’odore di polvere e carta, che su un monitor, lette magari di passaggio, senza il vino giusto.
…e l’orchestrina attacca “Viaggio di un poeta”
dico alla zia:«che malinconia»; «pensa io» mi risponde lei…
la forma di un oggetto resiste tanto a lungo, vale a dire che viene sopportata tanto a lungo, quanto a lungo dura fisicamente l'oggetto. E cercherò di spiegarmi: un abito muterà più frequentemente di forma che non una preziosa pelliccia. Il vestito da ballo della donna, destinato a vivere solo una notte, muterà più presto di forma che non una scrivania. Ma guai se si dovrà cambiare scrivania altrettanto presto quanto il vestito da ballo, perché la sua forma è diventata insopportabile! In tal caso il denaro speso per quella scrivania sarebbe denaro perduto.L'anno scorso era inequivocabilmente Stephen Stills, quest'anno ho avuto più difficoltà...
Ho ripreso ad inserire una colonna sonora, che mi impegnerò a rinnovare con una certa frequenza. Forse in futuro inserirò una playlist da cui scegliere, o da mandare in loop, comunque per ora potete premere play e beccarvi la mia selezione musicale. Se avete suggerimenti, sono ben accetti!
Mario Mafai, Il suonatore di fisarmonica, 1954-56; Galleria comunale di Cagliari.
Sono un fisarmonicista mancato. Vorrei stare a suonare fino alle tre di notte alle sagre, con la gente al banco che pesta i piedi e ai tavoli si gioca l'ultimo scarto.
Da quando ho finito la terza media compro tastierine. Sì, quelle elettriche con tutte le lucette. Quando avevo sedici anni ho avuto la crisi dell'Hammond. Volevo vendere il pianoforte che i miei mi avevano comprato (quale irresponsabilità) e comprarmi un organo Hammond. Con tutte quelle valvole, quel mobile bellissimo, quel suono di zabaione... e invece un'altra tastierina che ne riproduce, anche se in maniera eccezionale, il suono. E amplificatori, Leslie, sintetizzatori, un robivecchi musicale con quei quattro soldi di un po' di settimane alla volta in fabbrica.
Non la fanno più la plastica di una volta, quella che si consuma, si mangiucchia… e il vinile! i rivestimenti di vinile che sono sempre sporchi, perché è impossibile pulirli, non c’è modo di sgrassare tutto quello che ci si è rovesciato sopra in trent’anni di palchi e sale prove.
E tutto questo?
No, non te la porti dietro una tastierina, men che meno il leslie. Non è che se ti gira al bar tiri fuori dalla macchina una prolunga di corrente, una ciabatta, un trespolo, un amplificatore, minimo un cavo. Quando provi ad accendere han già staccato la corrente da un pezzo, appena ti vedono l’occhio matto. Bisogna saper cavalcare l’istinto del momento.
E così questa Sbacco & Burani made in Castelfidardo -non bagigi insomma- sta lì, regalo di un prozio, nella valigia di cartone di cinquant’anni fa. E provo, provo, a suonarla, che bella dico; sì è vero ha il mantice rotto e qualche ancia incastrata, ma diavolo che bella. E non riesco a darci con la mano sinistra, e la destra si inciampa allora bisogna suonare allo specchio, così vedo dove sono…
E alle sagre mi tocca andarci solo per bere.

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