Beniamino era il sarto del paese. Un signor sarto. E teneva sempre curata la fioriera di fronte alla vetrina, anzi: alla serranda della vetrina, che chiudeva come una palpebra lo sguardo della bottega sul mondo esterno. Buttava in terra le stampelle da poliomelitico e seduto sui gradini con le gambe in disordine curava le rose e i geranei.
Il mondo esterno era solo una strada, e dall'altro lato, al fondo di un giardino abbandonato, una casetta costruita da nani e fate all'ombra di un ampio caco.
Ora non c'è più nulla, nemmeno la giacca di antilope di mio padre che Beniamino aveva rifoderato per me nell'estate dei miei diciassette anni, e che pareva nuova.

Mi piacerebbe venire a sapere, un giorno, che Beniamino il sarto come Benjamin Button ringiovanì, e per non veder scomparire il mondo davanti a sé, partì per il giro del mondo sulla sua vecchia 126 verde, e che sta ancora in giro, chi dice in Papuasia, chi a Timbuctu.
Ho bruciato il caffè.
Capita spesso... la moka da uno mica gorgoglia come i mokettoni da tre. Così quando mi perdo a leggere, non me ne accorgo se non dieci minuti dopo, quando il rischio di fonditura del metallo si fa tangibile.
E non stavo nemmeno leggendo, stavo RI-leggendo. Sì: a volte questo passatempo riserva sorprese ancora più grandi che la lettura a prima vista.
Cosa ci si può aspettare da un panino al formaggio alle 23.20?
Mal di stomaco, cos'altro?
It's hard enough to gain
Any traction in the rain
...attendo che io m'accorga che so respirare...
La Panda di Manya, schiacciata dal Passat grigio, sta sotto una livella, e perdo l'equilibrio un attimo.
In fondo, quel che ha sempre e solo contato, è scrivere.
...they wanted to hear that sound that you didn’t want to play. I don’t blame you.
Scrivere sui muri è una cosa che ho fatto solo nella mia stanza. E la mia stanza non è più la mia. Nemmeno quella dove dormo ora. Nemmeno quella dove sto scrivendo ora.
Le parole non stanno lì ad aspettarti, o a ricordarti qualcosa.
A quello piuttosto servono gli incroci. Perché le strade non sono estranee le une alle altre.

Scrivo dopo mesi, perché non riesco a tenere dentro il disgusto, lo schifo che provo nei confronti della classe dirigente dello Stato Italiano.
Non c'è alcuna dignità nell'operare di questo governo. E non parlo di competenza, quella nemmeno ci si aspira.
Parlo di dignità.
Mi chiedo come faccia un popolo intero a volere, a desiderare, a continuare a preferire questa merda
Vi capita mai di aver bisogno di scrivere?
Non saper cosa dire, ma aver voglia di dirlo.
Essere stanco e voler passare una serata a parlare, e aspettando la sera scrivere fogli e fogli.
Forse per averne riletti troppi.
Volerli scansare e sostituire con dei nuovi.
«Ho messo a stendere il doppio mento sul balcone e lavato via le rughe dalla faccia.
Bastava strofinare meglio con sapone e fantasia»
E l'estate prosegue, con il suoi profumi e le sue nostalgie.
Soprattutto non ascoltate "Farewell" di Guccini, se siete un po' più emotivi del solito.
E non ditelo alla Lia, che poi giustamente sareste pigliati per il culo.
maledette feste di laurea...
Brava LOo! 110/110 di pura oslavietà!
...e brava Rafa! 14 mojiti non preventivati
...il resto a voce...

A volte succede che il cuore si graffi, come le ginocchia del bambino che corre e scivola sulla ghiaia. Sì, credo che ci si possa sbucciare le ginocchia anche con qualche anno in più sulla schiena.
Non è che in sé faccia più male, è che la pelle è più vecchia. E il fisico non è più quello di una volta.
«Ho imparato silenzi invadenti riempire cassetti vuoti». Di questo non sono più troppo sicuro. Anzi, direi che una volta credevo alle persone, ora sono piuttosto sospettoso.
«If I swallow anything evil, put your finger down my throat». Ecco, piuttosto questo.
...Magro e livido, se ne stava seduto al buio, l'enorme testa tra le mani, pesante...
E dire com'era nato, figlio di Pasifae e di un toro sacrificale.
Un po' come tutti, combattuto tra la convivenza pacifica con sé stessi e con il prossimo, e l'istinto di fare «quello che hai appena fatto, ti ha fatto stare meglio».
Vado a mettermi l'acqua ossigenata sulle ginocchia.
Insomma stamattina sono andato a fare fotografie in una chiesa.
Ho scoperto questo centro, bonificato nella prima metà del novecento: una piazza neogotica in mattoni rossi che è un piacere.
Insomma a volte a poche decine di minuti da casa si trovano degli episodi di urbanistica e di architettura, per non parlare delle arti decorative, che nemmeno sappiamo.
Ho seguito il metodo Staniwlasky della ricerca storica: ho battuto la strada che poteva percorrere il frescante, quando la guerra aveva appena lanciato una piccola sassata da queste parti... Mi sono immerso in questo paesaggio di grano e cipressi, accostando i fossi e respirando l'afa del mezzogiorno di vecchia palude.
Volevo fare gli auguri all'Americano Pallido e alla Bionda Piccola, che sono felicemente convolati ieri a nozze, e ci hanno regalato una giornata indimenticabile...
Grazie a tutti.
Ora sono stanco e mi corico in branda.